Il famoso fotografo Austin Mann mette alla prova iPhone 18 Pro: la fotocamera con apertura variabile è promossa!
Ogni anno il fotografo Austin Mann mette alla prova le fotocamere del nuovo iPhone, lavorandoci per giorni. Questa volta la destinazione è stata il Dunton River Camp, nel Colorado sud occidentale, dove ha passato una settimana a spremere la fotocamera dell’iPhone 18 Pro: apertura variabile, fuoco e tempo di scatto manuali, Focus Tracking, nuovi stili fotografici con la grana della pellicola, time-lapse in 4K ed Apple Reference Image.
La domanda da cui parte ogni suo test è sempre la stessa, ed è quella giusta: in che modo questa tecnologia renderà migliori le nostre foto ed i nostri video? Vale la pena seguirlo, perché le risposte che ha trovato sono più concrete della scheda tecnica.
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1 CommentoL’apertura variabile: più luce ed una profondità di campo vera
La novità che porta più conseguenze è l’apertura variabile, che offre una profondità di campo ridotta quando la vogliamo, profonda quando non la vogliamo, ed una capacità di raccogliere luce migliore del 50% in condizioni difficili. Mann racconta che appena ha saputo della nuova apertura più luminosa, f/1.48, la prima cosa che ha fatto è stata controllare le fasi lunari: la notte del loro arrivo a Dunton c’era luna nuova, quindi un cielo particolarmente scuro su cui lavorare per l’intera nottata. I risultati parlano da soli, tra Via Lattea sopra il campo ed una camminata prima dell’alba verso il Navajo Lake.

Lo starburst è un effetto ottico, non un filtro
Con il diaframma chiuso le luci puntiformi diventano stelle, ed è un punto su cui il fotografo vuole essere chiarissimo: “questo starburst è un effetto naturale, non simulato. È la fisica della lente ad apertura variabile”. Tra le quattro aperture disponibili sull’obiettivo 1x, la sua preferita è f/1.8, che trova equilibrata, classica e ideale col sole dentro l’inquadratura.
Nelle quattro immagini qui sotto, scattate con ciascuna delle quattro aperture disponibili sull’1x, si vede bene come cambia la stella al variare dell’impostazione.



Il consiglio che dà, e che vale per tutti, è però controintuitivo: lasciare l’apertura in Auto. La fotocamera è molto brava a scegliere il valore giusto per la scena, spesso più brava di lui: a cena al chiuso seleziona f/1.48, all’aperto con luce abbondante sale di stop per tenere tutto a fuoco. Lui esce dall’automatico solo per uno scopo preciso, cioè una profondità di campo ridotta, un mosso voluto o proprio quell’effetto stella.
Il senso di tutto, riassunto da lui in una riga: l’apertura variabile significa semplicemente foto migliori per tutti, a prescindere.
Fuoco manuale: la novità che nessuno aveva annunciato
Al keynote si è parlato molto dell’apertura, ed infatti Mann si aspettava quella. La sorpresa è arrivata aprendo l’app Fotocamera e trovandoci il fuoco manuale, di cui non aveva sentito parlare da nessuno. È una delle funzioni più richieste dai fotografi, perché permette finalmente di separare messa a fuoco ed esposizione: si imposta il fuoco a mano, con un focus peaking che secondo lui funziona bene, e poi si tocca il punto su cui si vuole esporre. Non è un dettaglio: è uno dei motivi principali per cui tanti fotografi usavano app di terze parti.


C’è uno scatto in cui il fuoco manuale gli ha risolto un problema altrimenti insolubile: l’autofocus insisteva sulla finestra, mentre quello che voleva mettere a fuoco era il riflesso delle montagne sul vetro del Dunton Store. Impostando il fuoco a mano l’ha ottenuto senza difficoltà.

Tempo di scatto manuale: finalmente il mosso
I fotografi giocano da sempre col tempo di scatto per due effetti opposti: congelare il movimento con un tempo breve, o renderlo fluido con un tempo lungo. Su iPhone congelare non è mai stato difficile, perché il tempo di default è molto rapido; è esattamente quel default, però, a rendere una lotta il mosso voluto, e proprio per questo Mann ricorreva a Halide, la sua app di terze parti preferita. Non serve nemmeno un tempo lunghissimo se il soggetto si muove in fretta: per la cascata delle Dunton Hot Springs ha chiuso l’apertura a f/4 ed è scesa a 1/15 di secondo, tenendo l’iPhone il più fermo possibile.
Nel secondo esempio ha fatto il contrario: invece di tenere fermo l’iPhone lo ha accompagnato nel movimento dei cavalli, una panoramica che aggiunge allo scatto un’energia che con il congelamento non si ottiene.
Focus Tracking funziona meglio del previsto
All’inizio il Focus Tracking non lo aveva entusiasmato, perché tenere le cose a fuoco su iPhone non gli è mai risultato un problema. A f/1.48, però, la profondità di campo si assottiglia, e gli strumenti per gestire il fuoco iniziano a contare davvero. Dove gli è servito di più è la macro ed il lavoro a distanza ravvicinata. Fotografare un fiore molto da vicino è difficile proprio perché la profondità di campo è minima: l’iPhone non resta perfettamente immobile e il fiore si muove col vento, entrando ed uscendo dal fuoco anche col treppiede. Adesso basta un doppio tocco per bloccare il fuoco, e che si muova la fotocamera o il soggetto, la messa a fuoco resta agganciata.Stili fotografici con grana e texture della pellicola
Gli Stili fotografici sono, secondo Mann, tra le cose più potenti e meno usate dell’iPhone: offrono regolazioni sofisticate, difficili da ottenere anche in Photoshop. Quest’anno sono migliorati ancora, con i nuovi controlli di texture e grana della pellicola, che permettono di cambiare rapidamente la sensazione di una fotografia. A Dunton, che rimanda a un’altra epoca, avere strumenti per rendere le immagini meno digitali e più analogiche è stato particolarmente adatto. Un dettaglio che si è accorto essere fedele alla pellicola vera: la grana è più grossa nelle ombre che nei mezzi toni e nelle alte luci.
C’è anche l’halation attorno alle alte luci, che si può aumentare o ridurre con il cursore Film. Nella pellicola tradizionale è un fenomeno fisico: la luce delle zone molto luminose attraversa l’emulsione, si disperde o si riflette all’interno della pellicola ed espone di nuovo l’emulsione, creando un alone morbido attorno alla luce. Nella foto del saloon di Dunton se ne vede un esempio delicato sul bordo del bancone, che tra l’altro porta la firma di Butch Cassidy: la leggenda dice che si nascose qui dopo una rapina a Telluride.
Oltre alla pellicola sono arrivati anche lo smooth skin ed il Glow, lo stile usato nei due ritratti qui sotto.




Apple Reference Image: la foto che si può dimostrare autentica
Quando Apple ha presentato Reference Image, la prima domanda di Mann è stata quella che verrebbe a chiunque: in cosa è diversa da un RAW o da un DNG, che comunque non sono modificabili? La differenza, per quanto ha capito, sta nella firma, e l’analogia che usa è ottima: pensiamo a un contratto di carta. Il RAW è un originale pulito tenuto in un cassetto. La Reference Image è lo stesso originale con il timbro del notaio. “La copia nel cassetto è probabilmente autentica. Quella autenticata è dimostrabilmente autentica.” Si attiva da Impostazioni, Fotocamera, Reference Image, Add Reference Mode: diventa una modalità a sé nell’app Fotocamera, accanto a Foto, e funziona sul sensore principale, cioè su 1x e 2x, ma non su 0,5x, 4x ed 8x. Il ragionamento che ci costruisce sopra è la parte più interessante del pezzo. Per la prima volta nella storia una fotografia non è più una prova per default: chiunque può generare in pochi secondi un’immagine fotorealistica di qualsiasi cosa, quindi il presupposto si è ribaltato, da “vero finché non si dimostra falso” a “falso finché non si dimostra vero”. Photoshop aveva iniziato a incrinare quella fiducia, l’AI ha completato il lavoro. Se Apple aprirà la tecnologia agli sviluppatori esterni, e lui dà per scontato che lo farà, immagina impieghi molto pratici: verificare i danni di un veicolo per l’assicurazione, le foto di ingresso ed uscita da un immobile in affitto, l’annuncio di un oggetto che vendiamo online. Gli piacerebbe anche vedere una spunta “fotografia verificata” su Instagram, tanto più che Leica e Sony già firmano i propri file con le Content Credentials.
Potrebbe sembrare una funzione per fotogiornalisti e per gli archivi storici, ma riguarda anche noi: con Ripulisci, Extend Frame e Reframe possiamo estendere la realtà, e fra sei mesi o sei anni non ricorderemo esattamente cosa avevamo cambiato. Il tempismo è quello giusto: nello stesso momento in cui il reparto fotocamera ci consegna gli strumenti per rimodellare una foto, ce ne consegna uno per verificarla.
Time-lapse in 4K, con l’esportazione del fotogramma
Fino a questa generazione i time-lapse girati nell’app Fotocamera erano soltanto in 1080p, e montarli dentro un video girato in 4K non ha mai funzionato bene. Adesso il time-lapse è in 4K, quindi alla stessa risoluzione del resto.
C’è inoltre una modalità nuova chiamata Adaptive, che rallenta il time-lapse quando rileva del movimento. L’ha provata qualche volta ma ammette di non averne ancora capito bene il funzionamento, ed è curioso di vedere come la useranno gli altri.
Le focali sono quelle giuste
Sul fronte delle ottiche il giudizio è netto: la dotazione dell’iPhone 17 Pro era già quella corretta. Lo 0,5x e l’1x sono sempre stati validi, mentre è il teleobiettivo ottico ad aver oscillato negli anni: il 5x era un po’ troppo chiuso, il 3x delle generazioni precedenti non bastava sempre. Il 4x, cioè 100mm, era invece la prospettiva giusta ed anche a 48MP. Su iPhone 18 Pro non è cambiata, e per lui è una buona notizia.


iPhone Duo ed il passaggio tra due iPhone
Mann ha potuto provare l’iPhone Duo ad Apple Park e lo descrive come splendido: bello in mano, con uno schermo incredibile. Gli sono piaciute molto due funzioni, SmartTake, che riconosce la scena e scatta quando tutto il gruppo è pronto, e KidQ, che usa lo schermo esterno per catturare l’attenzione dei bambini nell’inquadratura. Per il suo design particolare, inoltre, sta in piedi da solo senza treppiede. Il sistema fotografico del Duo è buono, con ultragrandangolo e grandangolo da 48 megapixel, ma manca il teleobiettivo: lui usa il 4x continuamente, e senza quello il Duo non può essere il suo dispositivo principale. Con il nuovo iPhone Handoff, però, che consente di usare lo stesso numero su due iPhone, la domanda che si pone è un’altra: sarà troppo portarli entrambi?
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0 CommentiAirDrop più veloce e display ricalibrati
Due cose che Mann segnala di passaggio ma che valgono per tutti. Durante il keynote Kaiann Drance ha detto che AirDrop è fino all’80% più veloce, ed è un miglioramento ottenuto via software: lui non ha fatto un confronto diretto, ma racconta di aver notato trasferimenti molto rapidi. I nuovi display hanno poi una calibrazione colore basata sulle Apple Color Matching Functions, per colori più accurati e coerenti. Nelle parole di Apple, “questo avanzamento colma il divario tra la capacità cromatica del display e la vera qualità percettiva”.Cosa manca ancora
La parte critica non è di facciata. I nuovi Pro Controls sono benvenuti, ma vanno digeriti: le opzioni sono talmente tante che gli risulta difficile ricordare dove si trova ogni cosa, cambiarla e tornare allo scatto. Pensa che ci si abituerà, però la cosa gli riporta in mente il discorso sull’app Pro Camera che va avanti da anni: Apple ha costruito Final Cut Camera per chi gira, e lui vorrebbe un’app per fotografi pensata con la stessa logica. Sulla grana gli piace il risultato e l’intelligenza con cui è applicata, ma vorrebbe poterla alzare ed abbassare: spesso la usa come rifinitura discreta, qualcosa che non si nota guardando l’immagine ma che si sente, o per uniformare una zona ritoccata. Vorrebbe inoltre velocità variabili per il time-lapse, anche solo tre livelli da scegliere alla fine della registrazione, e SmartTake anche sull’iPhone 18 Pro e non soltanto sul Duo.
I consigli di Mann per chi fotografa con iPhone 18 Pro
Alcune indicazioni pratiche che si possono applicare subito:- fare esercizio: appena si prende la fotocamera nuova, metterla alla prova e capire come funziona;
- andare in Impostazioni, Fotocamera per scoprire quali funzioni nuove sono disponibili;
- personalizzare la barra superiore dell’app Fotocamera tenendo premuta la barra delle icone in alto, scegliendo cosa mettere e in che ordine. Lui ci tiene apertura, tempo di scatto, modalità di fuoco, compensazione dell’esposizione, modalità notte e formato file;
- giocare con gli Stili fotografici, sia per regolazioni sottili dei sottotoni sia per trasformare del tutto l’atmosfera di un’immagine;
- tenere l’apertura in Auto, a meno di volere qualcosa di specifico;
- scattare in HEIF invece che in ProRAW nella maggior parte dei casi: gli Stili fotografici funzionano con l’HEIF e i file occupano meno spazio;
- scattare quando si è sul posto, e riguardare e modificare a casa.
Conviene passare da iPhone 17 Pro?
I suoi consigli d’acquisto, rivolti a chi fotografa, sono piuttosto chiari. Il sistema fotografico è identico su iPhone 18 Pro ed iPhone 18 Pro Max, come l’anno passato, e le prospettive delle ottiche sono le stesse dell’iPhone 17 Pro, che per lui resta la dotazione perfetta. Chi ha un 17 Pro, che definisce un’ottima fotocamera, deve valutare l’aggiornamento su tre cose: l’apertura variabile, il Focus Tracking, che funziona davvero bene, e gli Stili fotografici con i controlli di pellicola e grana. Tra 18 Pro e iPhone Duo la scelta è più difficile: il sistema fotografico dell’18 Pro è più potente, ma quello del Duo non è affatto debole ed è eccellente per guardare, modificare e condividere; se si lavora con le immagini che l’iPhone produce, la scelta è l’18 Pro, altrimenti il Duo è più che sufficiente. Aggiunge tre note pratiche: l’autonomia è impressionante su entrambi i dispositivi, in particolare sul Max, che è la scelta giusta per chi si trova spesso a corto di carica; le cover e gli accessori dell’iPhone 17 Pro continuano a funzionare sul 18 Pro; e per quanto riguarda il colore, lui prende il nero, perché le macchine fotografiche sono nere ed è contento che sia tornato.Il senso di questa generazione
La riflessione con cui chiude merita di essere riportata per intero, perché spiega meglio di qualsiasi elenco cosa è cambiato. Dal primo iPhone l’obiettivo della fotocamera è stato ottenere fotografie nitide e con colori accurati, il che è sensato, perché è esattamente quello che serve alla maggior parte delle persone. Per chi lavora in modo creativo, però, questo significava che ottenere anche solo un semplice mosso artistico somigliava a una lotta contro la fotocamera. Quest’anno la cosa è cambiata: con gli strumenti per allungare il tempo di scatto ed introdurre volutamente le imperfezioni della pellicola, abbiamo nuovi modi di catturare ed esprimere la nostra visione, anche quando il risultato non è “tecnicamente corretto”. L’accuratezza tecnica conta, ma una grande fotografia raramente è soltanto accurata: cattura una sensazione, e gli strumenti di quest’anno danno ai fotografi più libertà che mai per farlo. Come diceva David Alan Harvey, “non fotografare quello che sembra. Fotografa quello che si sente.”







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